Manifestazioni a Milano: ricercatori contro animalisti

22 aprile 2013

Scienza

Sabato 20 aprile, in concomitanza con il corteo nazionale contro la “vivisezione”, cinque membri del gruppo “fermare Green Hill” sono entrati abusivamente nel Dipartimento di biotecnologie mediche e medicina traslazionale dell’Università degli Studi di Milano, sede in cui opera anche la sezione milanese dell’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche. I cinque attivisti hanno occupato lo stabulario, e dopo che alcuni si sono incatenati alle porte, hanno impedito l’accesso a polizia e personale di ricerca. Con l’intento di impedire lesioni alle persone coinvolte, i docenti universitari responsabili hanno avviato una lunga e laboriosa trattativa che si è conclusa con l’uscita degli attivisti dal dipartimento, in compagnia di un centinaio di topi e di un coniglio. Il danno arrecato, difficile da quantificare ma nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro, va però ben oltre la perdita degli animali illegalmente asportati, in quanto gli animalisti hanno tolto i cartellini a tutte le gabbie, rendendo non più identificabili gli animali e di fatto mandando in fumo il lavoro di anni di ricerca scientifica e i finanziamenti relativi.
Le ricerche riguardano in gran parte malattie del sistema nervoso, per le quali vi è un disperato bisogno di cure, attualmente non disponibili: autismo, malattia di Parkinson, di Alzheimer, Sclerosi Multipla, Sclerosi Laterale Amiotrofica, sindrome di Prader-Willi, dipendenza da nicotina; le nostre ricerche sono finanziate da enti nazionali e internazionali tra cui Telethon, AIRC, NIDA, Fondazione Cariplo, Fondazione Mariani, Fondazione Sclerosi Multipla, Comunità Europea , Ministero della Ricerca, Ministero della Sanità, Regione Lombardia. I finanziamenti sono ottenuti mediante processi di valutazione rigorosa e i risultati sono pubblicati nelle migliori riviste internazionali nel campo.

L’incidente di sabato crea un precedente di inaudita gravità. Gli animalisti si sono arrogati il diritto di bloccare le ricerche approvate dagli uffici competenti del Ministero della ricerca, condotte secondo tutte le norme nazionali e internazionali sul trattamento degli animali da esperimento, finanziate da enti pubblici ma anche da fondazioni ONLUS, queste ultime sostenute dalle donazioni di cittadini generosi interessati alla salute pubblica. Gli stabulari del Dipartimento di biotecnologie mediche e medicina traslazionale rispondono a tutti i requisiti della legislazione europea vigente, e gli animali (topi, ratti e conigli, allevati ai soli scopi della ricerca e incapaci di sopravvivere in ambiente diverso da quello del laboratorio) sono mantenuti con la massima cura.

E’ innegabile che la sperimentazione animale rappresenti un delicato problema etico; la sensibilizzazione dell’opinione pubblica su questo problema ha portato alla approvazione in anni recenti della legislazione che regola l’uso degli animali nella ricerca, con conseguente enorme miglioramento delle condizioni di stabulazione e con l’eliminazione di sofferenze inutili cui essi potrebbero essere sottoposti. Tuttavia, è altrettanto innegabile che i grandi progressi della medicina e lo sviluppo di terapie, sono stati possibili solamente grazie all’uso di animali da laboratorio, utilizzo che sarà necessario anche per futuri auspicabili sviluppi.

Immaginiamo che i lettori possano comprendere la nostra frustrazione e la nostra delusione per ciò che è successo. Le persone responsabili per gli eventi di sabato hanno oltraggiato non solo la comunità scientifica ma tutta la comunità che sostiene e crede nella ricerca al servizio della salute dell’ uomo. A questa comunità e a tutta l’opinione pubblica noi chiediamo di prendere una chiara posizione, di modo che i responsabili siano chiamati a rispondere all’autorità giudiziaria , alle agenzie, ai singoli cittadini e alle famiglie dei pazienti che finanziano le nostre ricerche.

Speriamo inoltre che quanto è successo possa contribuire a chiarire la differenza tra “vivisezione” e ricerca di base volta alla scoperta di terapie per malattie ancora incurabili e gravemente invalidanti che affliggono la nostra società.

Questa è la lettera dei ricercatori e gli associati dell’Istituto di Neuroscienze del CNR, sezione di Milano, pubblicata su prometeus.

Purtroppo questo gravissimo episodio si aggiunge ad altri accaduti recentemente. Abbiamo assistito a minacce scritte sui muri, altri hanno asportato l’urna funeraria dei genitori del patron della Novartis e minacciato alcuni dipendenti, altri ancora hanno lanciato uova ed escrementi nella facoltà di veterinaria di Bologna, ci sono stati numerosi incendi dolosi (ad esempio in un dipartimento di Scienze degli alimenti di Bologna e nel centro latticini di Montelupo) e un mese fa i dipendenti della Menarini hanno subito numerosi atti di vandalismo.

Tutto ciò è assolutamente gravissimo. Sono gravi le violenze, è grave la grossa perdita di denaro pubblico ma soprattutto è grave voler impedire la ricerca. Non si può fermare la ricerca. Non si può negare una possibile speranza di cura ai poveri bambini che soffrono di leucemia. Non si può ostacolare la ricerca di una cura per chi oggi combatte tra la vita e la morte a causa del cancro. Non si può negare la speranza di chi soffre di sclerosi multipla. E non si possono negare delle cure neanche ai nostri animali d’affezione. La ricerca non si deve fermare. Nessuno in realtà vorrebbe sfruttare gli animali per la ricerca, ma purtroppo ancora non esiste un modo per eliminare totalmente e definitivamente i test sugli animali. I metodi alternativi come i metodi in vitro o l’utilizzo di software purtroppo sono solo complementari, non sostitutivi. Bisogna però riconoscere che grazie a tali metodi si sono già fatti tanti passi in avanti rispetto al passato perché permettono di limitare i test sugli animali, tant’è che ormai la vivisezione non è più praticata. Inoltre esiste una normativa europea molto rigida che cerca di alleviare al massimo le possibili sofferenze dell’animale (e sottolineo possibili, a seconda dei test non è detto che l’animale soffra, tanto meno che muoia). I ricercatori non sono degli assassini, né dei sadici scienziati. Sono poveri uomini (spesso ragazzi giovani) sottopagati che lavorano per la nostra salute e quella dei nostri animali. I veterinari sono persone che decidono di intraprendere degli studi impegnativi per il benessere dei nostri animali. Non sono degli assassini: curano i nostri animali! Tali cure però passano attraverso test fatti su altri animali, ma purtroppo al momento non c’è altra via. Ma i grandissimi risultati ottenuti fanno ben sperare. Proprio il mese scorso è entrata in vigore la direttiva europea per vietare i test per cosmetici sugli animali. Ciò è stato possibile grazie ai ricercatori, che attraverso i loro studi ed esperimenti sono riusciti a riprodurre tessuti epiteliali.
Proprio per questo io voglio mandare un appello a tutti gli animalisti che vogliono eliminare la sperimentazione animale: studiate farmacologia, medicina, biologia e tutto ciò che ha a che fare con la ricerca medica, biomedica e farmacologica. Entrate voi a far parte del mondo scientifico per aiutare tutti gli altri ricercatori a trovare nel più breve tempo possibile dei metodi sostitutivi. Le vostre azioni di forza sono battaglie inutili per il vostro scopo (che è comunque uno scopo anche dei ricercatori stessi), nonché dannose per noi, per i nostri cari malati e per gli stessi animali. Mettete le vostre menti a disposizione della ricerca. Perché la ricerca non può fermarsi, deve andare avanti.

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